Nonni e Covid-19

NONNI E COVID 19

Secondo il Ministero della Salute, l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS CoV – 2 è di circa ottant’anni. È bene ricordare che i malati cronici sono quelli più a rischio di sviluppare forme gravi di Covid19. Il rapporto ISTAT – ISS (Impatto dell’epidemia Covid19 sulla mortalità) afferma che il Covid19 può rivelarsi fatale anche in assenza di concause e che non ci sono concause di morte preesistenti nel 28,2% dei decessi analizzati, percentuale simile nei due sessi e nelle diverse classi di età. Il tasso di mortalità degli ultraottantenni in tutto il mondo, dall’inizio della pandemia, si è rivelato statisticamente di cinque volte superiore alla media globale, tant’è che possiamo parlare di strage dei nonni.

I nonni svolgono un ruolo di vitale importanza nella società e nell’educazione, quel “porto sicuro” a cui approdare per poter affidare i figli durante le ore lavorative, evitando la presenza di babysitteraggio. Ma i nonni non rappresentano soltanto un aiuto tangibile ed economico.

Nonni che curano i propri nipoti, li vestono, li danno da mangiare, li accompagnano a scuola e li vanno a riprendere. Ma, più di ogni altra cosa, nonni capaci di dare loro quell’amore immenso fatto di presenza e di storia, permettendo ai bambini di trarre beneficio psicologico ed emotivo dalla loro presenza. È nel dialogo con i nonni che si fa strada l’educazione ai veri valori della vita, al vivere la semplicità delle cose, al conoscere una prospettiva diversa, al rinunciare ad inseguire i canoni sempre più complessi imposti da una società in continuo movimento, per imparare a sognare al suono di “c’era una volta”, in cui prevalgono i canali della fantasia e dell’immaginazione, oggi quasi del tutto perduti.

Il processo di invecchiamento è stato fortemente compromesso dal covid19 e la solitudine è ormai diventata alleata sempre più presente in questa pandemia. Solitudine che può essere reale, cornice dei giorni di coloro che sono costretti a vivere da soli nelle proprie abitazioni, o soltanto percepita, evidenziata dalla mancanza dei propri affetti all’interno di quattro mura. Oggi il covid19 impone delle regole e, più di ogni altra cosa, offre uno scenario davvero raccapricciante per chiunque ne faccia esperienza. Si soffre da soli e si muore da soli in fredde camere d’ospedale, senza la possibilità di un’ultima parola, di un ultimo abbraccio, di un’ultima carezza. E credo sia questa la vera tragedia di un male invisibile e prepotente che non possiamo permetterci di sottovalutare.

Per tutti, ma in particolare per le persone della terza età, la mancanza di un adeguato supporto sociale, aumenta la probabilità di sviluppare, in comorbilità, un disturbo depressivo. La depressione in età geriatrica si manifesta frequentemente con vari disturbi (ricordiamo quelli attentivi, somatici, di memoria, di isolamento e apatia). La tristezza prende il sopravvento, a cui fanno seguito una perdita generale di interessi di varia natura, l’isolamento sociale, fino alla verbalizzazione di problematiche gastro – intestinali, preoccupazioni somatiche dirette al proprio corpo e deliri ipocondriaci. A volte, direi il più delle volte, basta uno sguardo amorevole, una carezza, per tranquillizzare un anziano, perché l’amore, quello tangibile in piccoli ma significativi gesti, fa superare ogni cosa, come capita ad un bimbo dopo un brutto sogno.

La società odierna rende spesso i genitori distratti e di corsa, impossibilitati ad occuparsi del lato affettivo dei propri figli. I nonni, invece, hanno tempo, ma soprattutto sanno come dedicarlo nel giusto modo. Invecchiando, riscoprono molto di più quel bambino interiore che riesce ad entrare in relazione empatica con i nipoti, in un reciproco scambio di amore vero. E nel rapporto con i propri nonni, si ha la possibilità di costruirsi un bagaglio di ricordi indelebili, fonti introvabili da tramandare alle generazioni che verranno, per creare un luogo emotivo in cui poter essere testimoni di cosa voglia davvero dire sentirsi amati.

Oggi ci troviamo a vivere la tanto odiata realtà virtuale più di quello che ci saremmo mai potuti aspettare. E forse non ci resta altro che rendere la nostra mente flessibile nel vivere al meglio questa nuova era tecnologica. È attraverso un pc, un tablet o uno smartphone che si possono annullare distanziamento, mascherine, luoghi e tempi che rappresentavano, fino ad un attimo prima, i veri impedimenti ai sentimenti più profondi.

Non crediamo che i nonni non siano capaci di utilizzare la tecnologia, perché ormai hanno capito che rappresenta quell’elemento magico che, come accade nelle fiabe, permette di raggiungere il traguardo del continuare a dare e e ricevere amore. La vicinanza alle persone della terza età può essere donata sia a livello fisico (pensiamo, ad esempio, quanto possa valere il vedersi consegnare la spesa direttamente presso la propria abitazione), sia a livello psicologico, perché una videochiamata, ai tempi d’oggi, aiuta a renderli protagonisti attivi della loro vita, ostacolando e superando le negatività proprio come è abile a fare l’eroe delle fiabe.

In fondo, se siamo diventati adulti in grado di comprendere che anche un brutto anatroccolo può diventare uno splendido cigno, lo dobbiamo ai nonni che hanno smesso di rincorrere i falsi valori per dedicarsi totalmente a noi. E oggi è grazie ai nonni se non possiamo fare a meno di donare ai nostri figli il bacio della buonanotte rimboccando loro le coperte, come è stato fatto con noi. Ed è grazie a loro che abbiamo capito come una carezza, un abbraccio, una parola di conforto vale più di mille giochi.

Dott.ssa Stefania Cioffi
Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento junghiano

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