Strategie per Affrontare il COVID 19

STRATEGIE PER AFFRONTARE IL COVID 19

tutti uniti da questa pandemia

Quella che stiamo vivendo è senza dubbio una situazione di emergenza. Siamo stati chiamati a modificare da un giorno all’altro le nostre abitudini, a doverci adattare a direttive ministeriali che si susseguono repentinamente, sottoponendo il nostro organismo ad un carico emotivo di un certo riguardo, sia sotto l’aspetto fisico che su quello psicologico.
Molte persone si sono ritrovate costrette a chiudere le loro attività, con una cospicua perdita di denaro.
I bambini improvvisamente hanno dovuto rinunciare alla routine, da sempre fonte di benessere e sicurezza per i più piccoli. I genitori sono stati chiamati ad un riassetto dell’organizzazione del nucleo familiare, trovandosi improvvisamente a dover relazionare, nel migliore dei modi, ruolo genitoriale e lavorativo. Gli adolescenti si sono ritrovati costretti in quell’ambito familiare da cui cercano da sempre di evadere; si aggrappano ai social, ai tablet e agli smartphone per cercare di mantenere il più possibile le relazioni con i coetanei che, per quest’età, risultano vitali e indispensabili.
Persone anziane emarginate, lontano dagli affetti, segregate in piena solitudine nelle loro abitazioni o alloggiate in case di cura non valicabili neppure dai parenti più stretti.
Familiari separati in regioni differenti, la cui distanza ha il volto di un’inconsueta grandiosità.
Tutti percepiamo la mancanza di quella routine, a volte tanto condannata, che si fa sentire con imponenza.
Cosa possiamo fare nei confronti di questa situazione che ci rende psicologicamente impotenti e continua a farci esperire sentimenti di paura?
Vorrei fare una premessa in merito alla paura. È utile sottolineare come essa rappresenti un’emozione primaria fondamentale, finalizzata alla sopravvivenza della specie. In presenza di un pericolo, l’organismo reagisce attivando tutte le funzioni neurovegetative (accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, aumento del ritmo respiratorio, aumento dell’attenzione e della vigilanza) e preparandosi ad attaccare o a fuggire, fronteggiando così al meglio la situazione.
Può capitare, però, che si attivino reazioni di attacco – fuga anche quando non necessario, di fronte a situazioni di pericolo non reali ma solo percepite come tali. Questo provoca un dispendio energetico e un senso di stanchezza psicofisica generale che incide negativamente su pensieri e comportamenti e che può condurre ad una visione distorta, negativa, degli eventi del mondo circostante.
Come porci nei confronti di questa emergenza?
Provare una normale sensazione di paura nei riguardi di questo delicato momento che stiamo vivendo può permetterci di salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri cari.
Il vissuto fenomenico della paura è segnato da forte spiacevolezza, allarme e tentativo di evitare qualcosa o qualcuno che appare minaccioso o pericoloso. Quindi, come altre emozioni, è utile nel momento in cui mette in guardia dai pericoli. Ma è necessario che non ci lasciamo invadere da questa emozione, perché non soltanto non diventa più produttiva ma ci risucchia in un vortice ossessivo – compulsivo limitando le nostre facoltà mentali e il nostro equilibrio, assumendo quindi una connotazione disfunzionale. Partendo dal presupposto fondamentale che ognuno di noi è responsabile totalmente della propria vita, si può cominciare a lavorare sulla padronanza di pensieri e comportamenti che riguardano la nostra persona.
Il primo passo è imparare a guardare agli eventi della vita in maniera differente, modificando il nostro atteggiamento. Tutti noi possediamo delle risorse interiori di una certa valenza; semplicemente, le sottovalutiamo o ne siamo totalmente inconsapevoli. Se siamo capaci di produrre pensieri negativi, siamo altrettanto capaci di produrre pensieri positivi. Dobbiamo solo allenare la mente in questa direzione e prendere consapevolezza di questa importante capacità presente in ognuno di noi.
Come posso impiegare questo tempo libero a mia disposizione?
Molte persone si lamentano di non riuscire a gestire questo tempo presente, ma in realtà la difficoltà risiede nel fatto di non aver mai sperimentato la possibilità di averne tanto a disposizione. Quante attività o passioni abbiamo sempre dovuto rimandare a causa di un ritmo di vita frenetico? Quale occasione migliore per riguardare ad esse assegnando priorità e concedendoci la possibilità di coltivarne qualcuna?
Ritengo che questo possa diventare un momento di profonda trasformazione, dove tutti possiamo essere chiamati a misurarci con le nostre capacità e a sperimentarle. Ed è un’occasione preziosa, da cogliere al volo.
Sono rimasta molto stupita dalle risorse che i miei pazienti sono riusciti a far emergere. C’è chi mi racconta di aver riscoperto il piacere di dipingere, chi ha dato vita all’arte culinaria, chi ha pensato di utilizzare la scrittura come valida alleata per la trasformazione dei pensieri negativi nel loro opposto.
Le nuove tecnologie annullano le distanze fisiche. Lentamente ci si abitua sempre più ad un mondo virtuale spesso condannato, ora tanto osannato per le sue incredibili capacità. I bambini che ricercano le loro aule scolastiche, il loro posto a sedere, i compagni di classe e le maestre, che si interrogano continuamente sul perché di tutto questo, hanno bisogno di contenimento emotivo, di esprimere, nel modo a loro più consono, le normali ansie e paure che ne derivano. I bambini comprendono il linguaggio verbale, purché adeguato alla loro età, ma assimilano informazioni anche e soprattutto attraverso il nostro stato emotivo. Se gli adulti sono sereni, i bambini saranno sereni.

“I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi” [C.G. Jung]

Incontri virtuali face to face possono trasmettere rassicurazione e far comprendere che, nonostante sia variato il contesto, la sostanza è rimasta intatta e che nulla è perduto. Uno schermo può rendere difficoltosa la pura trasmissione della didattica da parte degli insegnanti, ma può facilitare un contenimento delle emozioni attraverso un apprendimento basato sul gioco, canale preferenziale per antonomasia soprattutto per i più piccoli, favorendo l’elaborazione di stati d’animo negativi e rendendo questo momento meno traumatico. Gli adolescenti, abituati alla vita mondana, hanno cominciato ad abbracciare l’idea di collegarsi attraverso una videocamera organizzando aperitivi e coffee break virtuale e apprezzando quelle piccole cose che fino a ieri davano per scontate.
Cosa ci manca di più in questo momento?
Le mancanze possono essere trasformate in desideri. È il desiderio che alimenta azioni e progetti.
Nella società attuale siamo abituati ad avere tutto e subito, complici anche siti dove un click comporta un raggiungimento quasi immediato dell’oggetto bramato. Ricordo il piacere che provavo nell’esprimere un desiderio ma soprattutto nell’attesa di poter possedere un qualcosa. Concordo pienamente con Gotthold Lessing, secondo cui l’attesa è essa stessa piacere. È l’attesa che genera il desiderio ed è nello smettere di desiderare che si perde qualcosa.
Oggi più che mai abbiamo la possibilità di restare nell’attesa del desiderio. Quando questa pandemia getterà le armi nell’arresa, sono convinta che saremo tutti capaci di dare alle cose e alle persone il giusto valore e ci renderemo conto che il nostro sguardo si sarà modificato in una nuova direzione, mai potuta sperimentare fino ad ora.

Dott.ssa Stefania Cioffi
Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento junghiano

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